Un vero innovatore segretario del PD

Cari Innovatori e Innovatrici,

domenica 11 ottobre in qualità di delegata del Belgio ho partecipato alla Convenzione Nazionale del PD per confermare il mio sostegno a Luigi Bersani.

Il  suo discorso pacato, puntuale e misurato ha espresso quel che il popolo dei riformisti italiani si aspetta dal suo leader. Non uno spot, niente demagogia.  Solo un programma, articolato da realizzare con impegno ed  efficacia razionale. Un’analisi lucida della drammatica situazione in cui oggi l’Italia si trova, un’alternativa concreta su cui puntare per risollevarsi e guardare al futuro che è già qui. A noi innovatori non piacciono le parole da comizio, le platee infiammate che si perdono nel vuoto delle parole. A noi innovatori non piacciono i colpi bassi tirati a chi non ha potere di replica. Non crediamo in un partito che si arrocca su posizioni elitarie illudendosi di poter far da solo consegnando il paese nelle mani di un potere arrogante e personalistico.

 La coerenza, questa si, la pretendiamo, e solo in Luigi Bersani e nella sua politica possiamo dire di trovarla. Una politica  che guarda diritta alla Green Economy, all’abbattimento delle corporazioni, al welfare, alla centralità del ruolo della donna, alla laicità.

 La continuità di un partito  che lavora per l’Italia e lo fa insieme agli altri, una politica coraggiosa che accetta il sostegno  di  quanti vogliono cambiare.

 

Rinnovo tutto la stima a Luigi Bersani, il segretario che scegliamo il 25 ottobre

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E’ nato il Comitato Bersani “Green Economy and Society”

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Insieme ad alcuni amici di Innovatori Europei – sottoscrittori del documento “Il Partito Democratico e l’Innovazione nella Green Economy and Society” , ovvero Francesco Augurusa, Alessia Centioni, Stefano Casati e Alberto Zigoni, abbiamo dato il via al Comitato Bersani “Green Economy and Society”, che ha da oggi “sede” nel Blog http://www.greeneconomyandsociety.ilcannocchiale.it
 
L’idea è quella di provare a dare qualche piccolo contributo al dibattito sul Tema da qui al 25 Ottobre, data delle Primarie per l’elezione del Segretario del PD, indagando su alcune delle infinite possibilità di azione e sensibilizzazione che ruotano attorno alla costruzione di una “Green Economy and Society”.
 
In questo modo, accompagneremo il Partito Democratico fino al 25 Ottobre, data in cui si conclude la lunga fase di “avviamento” cominciata nel 2006, a cui tutti noi abbiamo partecipato con entusiasmo.
 
Spero vorrete darci una mano nell’iniziativa.
 
Per chi fosse interessato, prego allora di scriverci in modo da aggiungerlo come Autore del Blog e/o poter contribuire alle nostre discussioni.
 
Grazie.
 
Massimo Preziuso

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Il Partito Democratico e l’Innovazione nella Green Economy and Society

settembre 9, 2009  di Innovatori Europei

Il Partito Democratico e l’Innovazione nella Green Economy and Society

Innovatori Europei e Rete dell’Innovazione per Pierluigi Bersani Segretario

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 La crisi mondiale nella quale ci troviamo ha messo in luce la debolezza del sistema produttivo nazionale e la sua incapacità di innovare.

La ragione primaria che determina questa incapacità è la mancata comprensione del cambio di paradigma che nel mondo occidentale si è determinato con il passaggio dalla società industriale alla società della conoscenza: si tratta non solo di una profonda variazione del sistema produttivo, nel quale assumono un rilievo inedito rispetto al passato le attività e i beni che includono quantità crescenti di conoscenza, innovazione e creatività ma, nel complesso, di un profondo cambiamento culturale e politico.

Un cambiamento che si esercita innanzitutto sull’idea stessa di progresso e benessere: se sino ad ora si è pensato che queste variabili obbedissero ad una crescita inarrestabile della produzione e del consumo, sostenuta dall’economia finanziaria, adesso gli effetti negativi di questa ideologia hanno reso evidenti e gravi gli errori commessi sino ad oggi. Dalla crisi di una finanza slegata dalla produzione reale, alla precarietà a cui stiamo consegnando il pianeta, sino alla esplosione degli equilibri tra diritti fondamentali nelle zone ricche a quelle più povere del mondo.

Il neoliberismo, con la sopraffazione dell’etica da parte del profitto e dei bisogni generali da parte dei particolarismi e interessi sempre più ristretti, è stato la dottrina economica che ha prodotto questo stato di cose.

Nella società sempre più globalizzata nella quale viviamo, innervata dai sistemi a rete – Internet in primis – i destini reciproci sono sempre più interdipendenti: questa è la variabile esogena più evidente che ci deve indurre a ripensare i nostri modelli di sviluppo, tenendo al contempo in conto la soddisfazione dei nostri bisogni e la ricaduta globale che le nostre azioni producono.

Tutti i principali paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo stanno facendo enormi investimenti e piani di intervento, sui settori dell’innovazione, sul sapere, sulla ricerca e sull’energia e ambiente, per cogliere le opportunità di questo nuovo scenario di interdipendenza internazionale e mutazione del sistema produttivo.

L’economia italiana sembra invece non aver compreso a sufficienza questo profondo mutamento di paradigma. Mentre tutti i paesi industrializzati investono in innovazione e ricerca per aumentare la quantità di conoscenza contenuta in ciò che producono, il nostro paese è asserragliato invece su produzioni a bassa e media specializzazione tecnologica che non consentono di competere con efficacia in un mondo sempre più globalizzato.

La crisi finanziaria che stiamo attraversando è crisi di un modello di crescita e di una impostazione economica “non sostenibile” ed ha semplicemente dato l’impulso ad un lento e continuo declino del nostro sistema economico, che rischia di protrarsi, e che va fermato, assumendo decisioni coraggiose in tempi brevi.

 Tutto questo si accompagna alla necessità di un uso più attento delle limitate risorse del Pianeta: il clima sta cambiando sotto i nostri occhi, rischiando di compromettere in maniera irreversibile le “nostre” condizioni di vita sul pianeta.

Per questo, negli ultimi due anni, il tema del Cambiamento Climatico, da vincolo – costo per le economie e le società è diventato opportunità economica – culturale – politica, al punto che oggi dagli Stati Uniti alla Francia, passando per la Cina, si parla della necessità di una Green Economy and Society.

In questo nuovo contesto, l’obiettivo strategico di un Paese come l’Italia è quello di investire in innovazione e conoscenza, modernizzare l’apparato produttivo e contribuire all’affermazione di un nuovo modello di sviluppo sostenibile.

Un modello che premia i processi di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi ad impatto zero, ovvero tali che qualunque costo ambientale derivante dalla pressione esercitata dalle attività umane sull’ecosistema Terra sia controbilanciato da un’azione uguale e contraria, evitando di contrarre “debiti ambientali” che ricadranno, inevitabilmente, sulle future generazioni.

Per arrivare ad una Green Economy and Society, occorre innanzitutto innescare un processo virtuoso che, sfruttando anche le leggi del mercato, determini l’emersione e l’affermazione di questo nuovo modello economico e culturale.

La vera sfida consiste, infatti, nel diffondere nella società civile una consapevolezza ambientale che si traduca in tecnologie, comportamenti e buone pratiche quotidiane che, nel loro insieme, possiamo definire Green Behaviour. Queste azioni vanno dagli accorgimenti per la riduzione dei consumi di energia ad interventi più strutturati di efficienza energetica degli edifici, installazione di impianti di generazione da fonti rinnovabili, progetti di energy management, trasporto sostenibile, produzione sostenibile etc.

Mentre le soluzioni sono ormai note e la tecnologia è in molti casi già disponibile, per diffondere il Green Behaviour ed accelerare la transizione verso una Green Economy and Society i fattori critici di successo sono:

1. Lo sfruttamento dell’attuale crisi energetica, divenuta, a tutti gli effetti, strutturale, quale opportunità offerta dal mercato per sensibilizzare tutti, cittadini e imprenditori, sui risparmi immediati che nascono da comportamenti eco-compatibili;

2. L’adozione di Internet come paradigma di processo bottom-up, autenticamente democratico e direttamente partecipativo. Il Web è esploso grazie alla sua configurazione di rete peer-to-peer in cui tutti collaborano alla creazione e diffusione dei contenuti: lo stesso modello va adottato per creare e condividere conoscenza sul tema del Green Behaviour. È importante notare, infatti, che la “rete intelligente” sarà anche il modello di generazione e distribuzione dell’energia del futuro, in cui ciascun utente – nodo della rete sarà potenzialmente produttore e consumatore di energia, esattamente come nel Web 2.0 il navigatore ha oggi un ruolo di creatore e fruitore di contenuti in Internet.

3. La creazione, a livello internazionale, delle condizioni di consolidamento di una massa critica di “politiche” che possa scatenare un processo irreversibile. Ciò può avvenire incentivando gli investimenti in iniziative “verdi” attraverso strumenti normativi (definizione di standards a livello europeo – internazionale) ed economici (sgravi fiscali, finanziamenti agevolati di livello sovra-nazionale), che accompagnino lo sviluppo ed il consolidamento di un mercato delle emissioni e di un carbon finance globali.

Nella definizione di Green Economy and Society si racchiude quindi un po’ tutto:

– una Nuova Società, basata sulla sostenibilità dello sviluppo economico e dei consumi, ovvero sul Green Behaviour

– una Nuova Economia, incentrata sulla sostenibilità e sull’etica dei comportamenti, una Green Economy appunto.

E’ da lì che bisogna partire per capire la portata di questo cambiamento: che non è quindi solo cambiamento di un paradigma economico-industriale (il passaggio da uno sviluppo basato su combustibili fossili ad uno basato su energie rinnovabili) ma anche e soprattutto una innovazione culturale e sociale, in cui l’uomo torna al centro della scena, con la sua carica di umanità, di socialità partecipata all’ambiente in cui vive.

E’ per questo che tale tema dovrà risultare come la sfida più rilevante del Partito Democratico: un Partito che deve e può guidare l’Italia, in un momento unico ed irripetibile, a rivedere il proprio modello di sviluppo culturale ed economico, mettendo al centro il tema della sostenibilità ambientale.

Questo noi chiediamo a Pierluigi Bersani, “nostro” candidato alla Segretaria al congresso di Ottobre, sicuri che, con l’esperienza e il pragmatismo dimostrati da Ministro dello Sviluppo Economico, potrà affrontare una sfida così complessa e nuova.

 9 Settembre 2009 – Innovatori Europei e Rete dell’Innovazione

Massimo Preziuso, Paolino Madotto, Alberto Zigoni, Stefano Casati, David Ragazzoni, Alessia Centioni, Francesco Augurusa, Antonella Giulia Pizzaleo, Peter J. Bury

Per adesioni e/o info: infoinnovatorieuropei@gmail.com oppure info@larete-innovazione.it

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